Perché mentiamo?

È capitato ad ognuno di noi di dire una menzogna, termine con il quale qui intendiamo un racconto falso, una distorsione della realtà (minimizzata o esagerata), ma perché lo facciamo? Perché mentiamo?

Ora vi porterò qualche esempio, a seconda delle diverse età:

  • Giovanni, 8 anni.

Sta giocando in salotto con il suo cagnolino Fufy. Preso dall’entusiasmo si dimentica le parole della mamma “non si gioca a palla in salotto” e inizia a tirare a Fufy una pallina, che il cucciolo prende sempre al volo.
Un lancio, due… Una risata… E.. Ops… La pallina colpisce un vaso che cade e si rompe.
Quando mamma e papà tornano a casa, Giovanni racconta di come Fufy abbia rotto il vaso.

  • Chiara, 17 anni.

Ha da poco conosciuto Luca, suo coetaneo e compagno di scuola. Luca la invita a uscire un sabato pomeriggio. Chiara dice a mamma e papà che va a studiare a casa da un’amica.

  • Marco, 30 anni.

Padre di un bellissimo neonato, Tommy, e marito di una donna meravigliosa… Si sta abituando alla nuova routine da solo pochi giorni.
La madre di Marco chiama tutti i giorni, più volte al giorno; quando sente il piccolo piangere consiglia insistentemente di lasciarlo piangere da solo fino a quando non smetterà. All’odierna chiamata serale Tommy non sta piangendo, la madre di Marco chiede se il piccolo abbia piango oggi. Mentendo, Marco risponde di no.

  • Cinzia, 50 anni.

Ama il suo lavoro, a cui è molto dedita ed in cui è molto brava. Una mattina si sveglia alle 5, molto prima del solito, pensa a sua figlia, che è lontana per un viaggio di lavoro all’estero. Sente che proprio oggi non riesce ad andare a lavoro, chiama il suo capo dicendogli che sente di avere un po’ di febbre e che proprio oggi non riesce ad andare in ufficio.

I nostri 4 personaggi hanno detto una bugia e, provando a metterci nei loro panni, proviamo a capirne i motivi. Sarebbe stato meglio dire la verità? Probabilmente si, ma in quel preciso momento hanno preferito non farlo.
Per ritornare alla nostra domanda iniziale: perché mentiamo? Spesso la menzogna viene detta per tutelare…tutelare sé stessi o gli altri. Forse Giovanni, in un modo più egoistico, lo ha fatto per evitare di essere sgridato dai genitori, altruisticamente potrebbe averlo fatto per non farli arrabbiare e per evitare loro quella piccola delusione. Chiara, invece, potrebbe averlo fatto per tutela di una sua parte molto intima che ancora non si sentiva pronta a condividere con i genitori, forse per evitare di dover discutere, forse temeva che glielo avrebbero impedito. Marco, beh, forse Marco era molto stanco quando sua madre ha chiamato e proprio non se la sentiva di discutere per l’ennesima volta sul modo migliore per educare suo figlio. Cinzia, forse, non ha saputo bene identificare l’origine del suo malessere…e spiegarlo al suo titolare sarebbe stato troppo difficile in quel momento.
In un primo momento potremmo arrabbiarci con tutti e quattro…”avreste dovuto essere sinceri!”. Poi però possiamo fermarci e provare a capirli, pensando a quando è successo anche a noi di mentire. Perchè era più comodo, più facile, più “sicuro”.

Le bugie dei bambini

Per rispondere alla domanda “Perchè mentiamo?”, dobbiamo fare qualche passo indietro ed esplorare l’infanzia.

I bambini possono “mentire” fin da piccoli.

La menzogna permette al piccolo di scoprire che il genitore non è nella sua testa, non gli legge nella mente. Questo può essere un passo importante per la conquista di maggiore autonomia e senso di individualità.

Secondo le teorie di J. Piaget, fino a (circa) 5 o 7 anni di età la bugia non ha carattere di intenzionalità.
Infatti, prima di quell’età, la mente del bambino è dominata dal pensiero magico. Realtà e fantasia sono mescolate tra di loro e si fondono in un racconto spesso senza logica.
Inoltre, anche il concetto di tempo è labile pertanto ieri, oggi e domani sono mischiati assieme così come le emozioni e le sensazioni corporee.

Intorno ai 6 o 7 anni compaiono:

– l’intenzionalità e la ricerca di approvazione → la menzogna può avere la funzione di compiacere il genitore e non deluderlo

– il desiderio di indipendenza → in questo casi serve a mantenere dei confini riguardo alle aree di vita sulle quali si vuole mantenere privacy.

– le bugie bianche, raccontate al fine di tutelare l’altro da avvenimenti spiacevoli

Crescendo…

Come abbiamo visto, i motivi per cui si racconta una bugia possono essere molto diversi: per avere un tornaconto personale, per non far preoccupare l’altro, per non essere sgridati, puniti o giudicati, per non deludere, per l’inspiegabile gusto di farlo, per evitare i conflitti, per il quieto vivere…e così via.
I motivi possono essere molti…a volte ci sentiamo costretti a farlo, da qualcuno all’esterno o da una nostra parte interiore…quella parte che sente, non sempre consapevolmente, il bisogno di influenzare, controllare o manipolare pensieri, sentimenti e comportamenti altrui…proprio perché da quei pensieri, sentimenti e comportamento ci sentiamo minacciati.

Mentendo è come se l’individuo si cucisse addosso dei vestiti migliori dei propri, che possano piacere a sé e/o agli altri di più di quelli reali. E spesso si mente a chi si ama di più.

Alfred Adler ha affermato che “una bugia non avrebbe senso se la realtà non fosse percepita come pericolosa”. In questo senso, spesso mentire risulta un modo per sfuggire ad una situazione futura che ci spaventa o crea ansia e disagio, nei confronti della quale non sappiamo che via prendere.

Tuttavia, se in un primo momento dopo aver raccontato la menzogna ci si può sentire sollevati di aver così evitato un futuro spaventoso…possono poi esserci delle conseguenze alla bugia, spesso più intollerabili dell’ansia di partenza. A meno che non si tratti della classica “bugia a fin di bene”, della piccola omissione della verità o di una bugia divertente (il classico scherzo) che non fa male a nessuno, è elevato il rischio è di venire logorati dalle bugie raccontate, soprattutto se sono molte e insieme costruiscono una finta realtà: il castello di bugie entro il quale poi si è costretti ad abitare.

Questo può portare ad ansia, sensi di colpa, stanchezza mentale ed emotiva perché può essere molto faticoso ricordare quanto detto se non è reale e fingere di essere diversi da chi si è realmente.
Alexander Pope avverte così: “Chi racconta una bugia non sa che compito si sta assumendo, perché sarà obbligato ad inventarne altre venti per sostenere la veridicità della prima”.

va fatta, comunque, la distinzione tra coloro che giustificano facilmente una bugia o un comportamento disonesto (soggetti ad alto disimpegno morale) da quelli che invece vivono le menzogne e le trasgressioni con colpa e dispiacere (soggetti a basso disimpegno morale).

E la psicoanalisi cosa dice sul perché mentiamo?

La Psicologia Dinamica inquadra l’atto di mentire all’interno del suo impianto teorico in questo modo:

La menzogna rientra tra i meccanismi di difesa di cui disponiamo.
I meccanismi di difesa sono delle funzioni mentali o comportamentali che portano l’individuo a sfuggire da una situazione di pericolo (reale o percepito, emotivo o fisico). La maggior parte dei meccanismi di difesa messi in campo dall’uomo sono automatici. Automatismi che si attivano per proteggerci quando ci troviamo in condizioni di angoscia, presente o futura.

La prima forma di menzogna che conosce l’uomo è il mentire a se stesso: ad esempio, per sfuggire a delle consapevolezze che causano troppo dolore.

  • Marta, 43 anni.

Ha da poco perso il lavoro a causa dei suoi continui ritardi; invece che ammettere a sé stessa di aver tenuto un comportamento poco professionale che ha causato il licenziamento, pensa che il capo la abbia licenziata in quanto è stupido o poco intelligente.

In questo caso ci si può chiedere se la convinzione delle scarse capacità valutative dell’(ex) datore di lavoro non tuteli Marta dalla grande sofferenza che potrebbe causarle il pensiero di essere stata pigra, non adatta, eccetera.

Un percorso psicologico può diminuire il bisogno di mentire lavorando su aspetti diversi, ad esempio:

– Capire cosa ci rende intollerabile il pensiero di deludere le aspettative dell’altro;
– Diminuire (grazie ad una maggior consapevolezza del reale) la percezione del pericolo e, quindi, l ‘intensità delle difese
– Aumentare la consapevolezza e l’accettazione della realtà, per quanto dolorosa possa essere.

Per concludere

Perché mentiamo? Le bugie possono rappresentare per noi una risorsa, un modo per sfuggire a delle situazioni che creano disagio o paura. D’altra parte possono poi ritorcersi contro sia a livello pratico che emotivo.

E quindi…Mentire o non mentire?

Per quanto riguarda il mentire agli altri: a volte dire la verità è intollerabile e ci sentiamo costretti a mentire…ogni volta però chiediamoci: Perché sento il bisogno di mentire? Come mi fa stare aver mentito? Stiamo facendo del male a noi stessi mentendo? Stiamo facendo del male all’altro?

Per quanto riguarda il mentire a sé stessi: se da piccoli è quasi inevitabile, in adolescenza può essere frequente…da adulti è necessario trovare il coraggio di dire a sé stessi anche cose le scomode, di vedere ed ammettere a noi stessi anche le cose che meno ci piacciono o quelle che ci fanno stare molto male.

A volte da soli non si può, capita che venga percepito troppo difficile dirsi delle cose che creano dolore. Ma il non dirsele non basta a farle sparire, queste verità rimangono lì, dentro di voi, anche se nascoste. Non abbiate paura di chiedere aiuto.

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